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Patmos

Patmos

Patmos è una piccola isola del mar Egeo, appartenente l’arcipelago del Dodocanneso in Grecia.
Nonostante copra una superficie di appena 35 kilometri quadrati e conti poco oltre i duemila abitanti, Patmos è molto conosciuta poiché pare che qui San Giovanni ha avuto la sua visione e ha scritto il libro dell’Apocalisse. Partmos è chiamata”Gerusalemme dell’Egeo” e tutta l’isola è permeata da profonda fede e devozione.
Il terreno dell’isola è soprattutto collinare, cosparso di spiagge e paesaggi mozzafiato, allietato da pittoreschi villaggi di case bianche più o meno cubiche e taverne che inebriano l’aria di aromi particolari.

La mitologia greca racconta che Patmos fu data in dono da Zeus alla figlia Artemide, dea della caccia e delle giovani donne. Da questo deriva la presenza di antichi templi e icone dove è raffigurata la dea o che le fanno riferimento. Il monastero di San Giovanni, simbolo dell’isola, è stato ad esempio ostruito sulle rovine di un tempio dedicato alla dea greca.
Sulla storia dell’isola nei tempi preistorici la documentazione è scarsa. Si ipotizza che Patmos fosse abitata già in epoca preistorica e ha vissuto le stesa vicissitudini della altre isole del Dodecaneso. Tra il V e il II secolo a.C., quindi, l’isola fu dominata dagli Ateniesi, dai Macedoni e infine dai Romani. Questi ultimi hanno usato l’isola per confinare gli esuli e a questo si deve la presenza di San Giovanni sull’isola, dopo essere stato bandito da Mileto dal governatore romano poiché predicava la fede cristiana.

Durante l’epoca bizantina Patmos pare fosse quasi disabitata e abbandonata e nel 1088 è stata concessa ad un monaco, un certo Christodoulos, che ha cominciato a progettare il monastero di San Giovanni. Nell’XI secolo il potere del monastero era talmente forte che né i veneziani né i turchi sono riusciti a occupare l’isola. Patmos era così diventata un’isola-fortezza inespugnabile…non per i pirati però, che di tanto in tanto attaccavano e derubavano l’isola.
Nel 1912, al pari delle altre isole greche, Patmos è stata occupata dalle truppe italiane e liberata solo nel 1948, a seguito del Trattato di Parigi.

Il luogo simbolo dell’isola è il monastero di San Giovanni, detto Agia Ioannis, o Theologos ("San Giovanni Teologo"). Il monastero insieme alla la grotta dell' Apocalisse sono state dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'Umanità. Costruito in pietra grigia domina la capitale dell’isola e tutta la baia circostante; è stato realizzato per essere visibile da ogni parte dell’isola. Al suo interno si possono visitare la chiesa con gli affreschi più antichi del monastero, la tesoreria, una biblioteca con libri anche di epoca bizantina e il museo. La grotta, invece, si trova a pochi kilometri da Chora, alta quarantatrè ripidi scalini. La sua caratteristica è una crepa nel tetto da cui gli è apparso Gesù. È ben visibile la la pietra dove San Giovanni si suppone abbia poggiato la testa durante la sua visione e il luogo dove forse il fido Prochoros scrisse l’Apocalisse. nello steso luogo l’Apostolo avrebbe poi dettato tutto al fedele discepolo Prochorus circa nel 95 dopo Cristo.

Nel periodo della Pasqua Ortodossa l’isola si trasforma in un grande luogo di culto e durante le tante cerimonie e manifestazioni traspare la grande devozione degli abitanti di Patmos che partecipano con rispetto ed entusiasmo. La cerimonia di Niptiras, ad esempio, è una delle più suggestive: gli abitanti dell’isola affollano la piazza della Chora al centro della quale è stato posto un lavabo sacro ed è decorata con palme verdi e fiori colorati. Il sacerdote, che simboleggia il Cristo, lava i piedi ai dodici monaci nel ricordo della lavanda dei piedi che Cristo fece ai suoi discepoli poso prima di essere catturato e crocifisso.
Altri monasteri importanti dell’isola sono il monastero di suore di Zoodochos Pigis ("Sorgente di Vita”), il monastero chiamato Evangelismos e il monastero del Profeta Elia che si trova sul punto più alto dell’isola con i suoi 269 metri d’altezza e da qui si gode di una vista mozzafiato e nelle giornate limpide si scorge anche la Turchia.

La capitale dell’isola di Patmos è davvero molto graziosa, adagiata ad anfiteatro sul mare e costruita come un labirinto per confondere e allontanare i pirati. Le casette sono bianche con i davanzali e i balconi colorati da fiori colorati e con i cortili interni pieni di fiori ed erbe aromatiche, mentre gli interni sono tradizionalmente arredati con mobili in legno intagliato e tende ricamate. Le diverse stradine si diramano stradine strette e tortuose che comunque confluiscono tutte verso il monastero che s’impone sulla città.

Skala è il principale punto turistico dell’isola: qui si concentrano la maggior parte dei residenti dell’isola e si trovano hotel, alberghi, ristoranti, numerosi negozi di souvenir e altre infrastrutture e servizi. Il porto do Skala è un moderno scalo per la navi che giungono sull’isola; è stato costruito nel 1960 sia a scopo turistico che commerciale e in pochi anni è diventato il fulcro elle attività economiche, turistiche e della crescita stessa dell’isola.
Patmos però non è solo arte e cultura. Possiede infatti bellissime spiagge che si affacciano sulle acque cristalline del mare, come la vasta spiaggia sabbiosa e molto organizzata è quella di Kampos, le organizzatissime spiagge di Chochlakas, Aspri, Merikas, Meloi ed Agriolivadi, e poi ancora Kathisma di Apollou, Livadi di Kalogiron, Psili Ammos,Livadi di Pothitou, Kipi e Petra.