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Civiltà micenea

Civiltà micenea

Parallelamente allo sviluppo della civiltà minoica a Creta, nel Peloponneso fiorivano piccoli regni indipendenti dominati da gruppi di aristocratici che basavano il loro potere sull’uso delle armi. Queste popolazioni autoctone furono conquistate dagli Achei, genti di origine indoeuropea giunti nella Grecia continentale nel II millennio, e che oggi sono noti con il nome di Micenei, poiché la loro esistenza fu resa nota per la prima volta dagli scavi di Heinrich Schliemann a Micene nel 1878.

Già Omero nelle sue opere parlò degli Achei, ma poiché non si avevano tracce concrete della loro esistenza, di pensava fossero personaggi mitologici, usciti dalla fantasia dello scrittore. L’archeologo tedesco, però, seguendo gli indizi lasciati da Omero (che parla di Achei, Danai o Argivi) riuscì a dimostrare la loro esistenza e lo sviluppo della loro civiltà.
La civiltà micenea raggiunse il suo massimo splendore nel periodo 1450-1250 a.C., in concomitanza con la decadenza e la scomparsa della civiltà minoica.
L’organizzazione della società micenea era piramidale. C’era un monarca autocrate, affiancato da saggi e anziani consiglieri, che presiedeva il governo della città e il culto religioso. Vi era poi una potente aristocrazia che possedeva le terre e aspirava a far eleggere re un membro della propria famiglia. Infine vi era il popolo che partecipava all'assemblea popolare, composta prevalentemente dagli uomini dell'esercito, a cui spesso il re si rivolgeva per ottenere acclamazione e sostegno e scoraggiare eventuali congiure di palazzo tramate dai nobili. Ultimo gradino della società erano gli schiavi, gli agricoltori, gli allevatori e gli artigiani che non partecipano invece ad alcuna attività politica ma mantenevano lo stesso un certo grado di libertà. Condizione privilegiata godevano, tra i popolani, artigiani specializzati e liberi professionisti (come guaritori ed aedi).

Popolo di navigatori e militari, i Micenei avevano rapporti commerciali con le altre civiltà del Mediterraneo e ben presto misero in pratica le loro mire espansionistiche. Già intorno al 1400 a.C. circa essi attaccarono Creta e, sconfittala, ne fecero una loro base marittima e militare; cominciarono poi a fondare diverse colonie nell’Egeo: Rodi, altre isole Cicladi, in Asia Minore dove fondarono le città di Cnido e Alicarnasso, si spinsero anche nel Mediterraneo a Siracusa, nelle isole Eolie, a Ischia e nelle vicinanze di Taranto.
Tra le tante lotte e conquiste dei Micenei, particolarmente nota è la conquista di Troia, città dell’Asia Minore. Questa battaglia è conosciuta come Guerra di Troia ed è perpetuata nel tempo dal poema epico di Omero “Iliade” che narra appunto dell'assedio degli Achei alla città di Troia, un assedio durato circa dieci anni e da cui i Micenei uscirono indeboliti tanto da essere facili prede dei Dori (1150 a.C.), evento che li portò al tracollo.

Il Peloponneso in cui vivevano i Micenei, è un territorio montuoso in cui l’agricoltura non ha mai reso molto. Solo lungo il corso dei fiumi e nelle piccole valli le popolazioni riuscivano a coltivare viti, olivi, fichi, frumento, orzo, mandorli. Si praticavano inoltre l'allevamento ovino, la produzione di tessuti di lana, l'oreficeria, la metallurgia, la produzione di olio e profumi. Grazie a questa organizzazione, i micenei accumularono molta ricchezza, che veniva ridistribuita agli individui che ne facevano parte. La situazione orografica creò ai Micenei un ostacolo al commercio tradizionale, determinando lo spostamento via mare dei flussi economici e quindi anche la formazione di importanti cantieri sulla costa per la costruzione delle imbarcazioni.

La religione degli Achei era quella che successivamente sarà la religione adottata dei Greci: politeista, con forti caratteri antropomorfici. Le divinità avevano gli stessi sentimenti, vizi e virtù degli uomini, non erano onnipotenti in quanto al di sopra di loro incombeva il fato, un destino ignoto ed inevitabile a cui tutti dovevano sottostare. Il re era un intermediario tra il mondo umano e quello degli dei, di cui è in grado di interpretare la benevolenza o le punizioni inflitte ai fedeli.

Le manifestazioni artistiche della civiltà micenea cominciano ad essere significative a partire dalla conquista di Creta. Nonostante un grande influsso della civiltà minoica, l’arte micenea fu prevalentemente ispirata alla guerra. Già nell’architettura, ad esempio, all’eleganza dei palazzi cretesi si sostituirono costruzioni robuste, circondate da enormi cinte murarie di fortificazione, realizzate con una serie di blocchi di pietra irregolari e collocate nella parte elevata della città (detta “acropoli”).

I Micenei si distinsero molto nella lavorazione dei metalli, in modo particolare dell’oro: maschere funerarie, pugnali, anelli e collane. Anche la ceramica era un punto di forza della civiltà micenea: statuine di idoli e guerrieri, oggetti e utensili per la casa, decorazioni funerarie e lapidi incise. Molto diffuso erano le decorazioni stilizzate o ispirate ai temi naturalistici, tra i quali il più ricorrente è certamente la piovra.