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Tradizioni

Sparta

Sparta

Città greca del Peloponneso, nata dalla fusione di piccoli villaggi di origine dorica, Sparta aveva un’organizzazione che differiva da tutte le altre città della Grecia.
Sparta conservò fino all'epoca classica la monarchia, nella forma particolare della diarchia; vi erano tre distinte istituzioni: i re, la gerusia e l'assemblea popolare di tutti gli spartiati.

Ai re spettavano competenze esclusivamente militari e religiose: il comando dell'esercito e la mediazione tra umano e divino, rappresentando la comunità presso gli dei e interpretando la loro volontà a beneficio della città. La gerusia era invece il consiglio degli anziani composto da trenta membri compresi i due re, aveva importanti poteri giudiziari e politici. A limitare il potere del re e della gerusia c’era il consiglio dei cinque efori eletti tra tutti gli spartiati, senza limiti di età; essi decidevano all'unanimità e avevano competenze giudiziarie, ricevevano gli ambasciatori, firmavano i trattati.

La popolazione di Sparta era divisa in tre gruppi:
- gli Spartiati (o abitanti di Sparta), cioè i discendenti dei Dori conquistatori; possedevano la maggior parte delle terre, si dedicavano all'esercizio delle armi e al governo dello Stato;
- i Perièci (o abitanti all'intorno, del contado), cioè i discendenti dell'antica popolazione indigena, ai quali i conquistatori avevano lasciato il possesso delle terre, godevano dei soli diritti civili, e, in caso di guerra, servivano nell'esercito come fanteria pesante; erano liberi agricoltori, artigiani, mercanti, e costituivano una borghesia attiva e intelligente;
- gli Iloti, discendenti della popolazione indigena dei Messeni, non avevano il possesso delle terre, erano privi di tutti i diritti civili e politici, diventando veri e propri schiavi che lavoravano le terre degli Spartiati con l'obbligo di dare ad essi una parte dei prodotti del suolo, e, in caso di guerra, servivano nell'esercito come fanteria leggera o nella flotta come rematori. Erano la maggior parte della popolazione e spesso erano soggetti a violenze ed umiliazioni: erano costretti a portare un cappello di cuoio e una veste di pelle di pecora, per distinguersi dal resto della popolazione, venivano uccisi per ogni minimo sospetto e se ne ordinava spesso un massacro per ridurne il numero.

La struttura istituzionale spartana si conserverà a lungo immutata, per cinque secoli, all'alba della crisi decisiva della città.
Nella cultura di Sparta erano molto importante la disciplina militare, e già all’età di sette anni i ragazzi spartani in buona salute doveva sottoporsi a rigidi addestramenti e venivano allenati per la guerra: esercizi fisici, privazioni e sofferenze, indossavano la stessa veste d'estate e d'inverno, pativano la fame, dormivano su giacigli di canne, e una volta all'anno venivano flagellati a sangue. I fanciulli, appena nati, erano esaminati dagli anziani, e, se risultavano deboli o deformi, venivano esposti sul monte Taigeto e spesso erano destinati a morire. Dai 18 ai 20 anni si addestravano alle armi; dai 20 ai 30 anni facevano parte dell'esercito; a 30 anni acquistavano i diritti politici e potevano ammogliarsi.

La logica guerriera di Sparta doveva prevalere anche nelle donne che, fina da ragazze, vivevano e svolgevano la stessa attività fisica e culturale dei maschi fino a sedici anni, età oltre la quale erano destinate al matrimonio. Questo allenamento serviva loro per poter governare la famiglia, temprare il loro animo e insegnare l’amore per la patria da trasmettere ai figli.
Uno degli aspetti fondamentali della cultura spartana era la forma fisica: corpo indurito con cibo frugale, con esercizi quotidiani di ginnastica, con durezza di trattamenti e persino con l'uso dello staffile come strumento per abituare alla sottomissione e alla sofferenza senza un lamento. L’educazione era quindi fisica e morale, diretta a creare una grande forza di volontà e uno spirito guerriero e forte.

A Sparta era sufficiente saper leggere, scrivere e conteggiare, nonostante la poesia lirica e la musica trovassero svariate occasioni e molteplici luoghi dove manifestarsi: feste, banchetti, circostanze della vita militare, eventi religiosi e patriottici. Ma, va ricordato, che nella società spartana erano proibiti gli spettacoli pubblici eccetto quelli organizzato dallo stato, così come gli individui non dovevano desiderare oggetti superflui che addirittura erano condannati dalla legge.

La cultura a Sparta era soggetta ad un’importante limitazione: doveva essere utile allo stato. Gli artisti venivano invitati a Sparta per comporre musica e canti per le feste e le marce, per incoraggiare i soldati in guerra, per creare le statue per i templi e gli edifici pubblici, i doni votivi e le ceramiche per gli usi del culto. Le arti figurative erano molto sviluppate: ceramiche dipinte, vasi, brocche o coppe, lavori di bronzo, intagli d’avorio e figure di terracotta. Ma a partire dal 500, l’ordinamento spartano si irrigidì, e da allora non venne più realizzata o importata alcuna opera d’arte.
Anche la religione a Sparta era vissuta come senso del dovere e i cittadini si rivolgevano agli dei per chiedere protezione continua e particolari attenzioni alle rivendicazioni istituzionali, territoriali e militari.